ITS: formazione tecnica per nuove professioni

Un articolo del Sole24Ore del 22 gennaio 2018 (qui il link per la lettura integrale) titolava ‘Robotica, le aziende italiane a caccia di tecnici «introvabili». In questo pezzo si dipingeva il quadro di un mercato del lavoro influenzato dall’introduzione capillare nella società dell’Industria 4.0, un mercato fatto di nuove esigenze e differenti sfumature rispetto al passato. “Devono disegnare robot, programmarli, curarne la manutenzione, descriverli ai clienti. Magari in inglese […]. Sono le competenze richieste ai tecnici cercati dalle 400 aziende italiane del segmento di robotica e automazione, la filiera che realizza le “infrastrutture” per l’evoluzione dell’industria 4.0”.

Un settore che ha registrato una produzione per 6,1 miliardi di euro nel 2017 e punta a raggiungere i 6,5 miliardi nel 2018. Eppure il personale qualificato latita.

ITS: nuova formazione per nuove professionalità

In Italia si registra infatti un forte divario tra il numero di posizioni lavorative da colmare e professionalità competenti per riempire questi vuoti. La ricerca Irso-Assolombarda del novembre 2017 sottolinea come siano circa 100.000 i posti di lavoro non coperti nel nostro Paese per mancanza di competenze, numero destinato a crescere con l’ampliarsi dei paradigmi produttivi dettati dall’Industria 4.0. Il modo migliore per colmare questo gap è fornire un sistema di formazione abilitante a svolgere le professioni richieste dal mercato del lavoro, una formazione che in Italia viene fornita dagli ITS.

Gli Istituti Tecnici Superiori sono nati nel 2010, su ispirazione di modelli europei come le Fachhochschulen tedesche e il Brevet Technicien Supérieur, quali percorsi di studio post-diploma atti a formare professionalità ritenute strategiche nel mercato del lavoro attuale e futuro. La durata del percorso è di due anni e permette di ottenere un diploma di quinto livello del quadro europeo delle qualifiche, spendibile anche all’estero.

ITS: tutti i vantaggi di un’istruzione professionalizzante

L’INDIRE, nel suo monitoraggio nazionale sugli ITS del 2018, spiega esattamente quali sono gli aspetti positivi e i vantaggi che caratterizzano queste scuole, oltre ad indicare gli elementi da migliorare.

Pur essendo nati da pochi anni, questi Istituti presentano qualità non indifferenti: l’82.5% dei diplomati ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, e di questi l’87.3% lo ha trovato in un campo coerente con il proprio campo di studi.
Numeri resi possibili dall’impostazione organizzativa di queste scuole, che seguono il modello della fondazione: attorno ed esse gravitano imprese, università, scuole secondarie, amministrazioni e istituti di ricerca, garantendo così la presenza di esperti provenienti dal mondo del lavoro. Il 50% del personale docente è infatti composto da professionisti, e questo assicura agli ITS una formazione aggiornata, competente, partecipativa.

Inoltre, il 30% del tempo deve essere trascorso sotto forma di stage presso delle aziende, permettendo così ai ragazzi di fare un’esperienza lavorativa utile, seguiti da profili senior che sono in grado di trasmettere loro le proprie conoscenze.

Vantaggi per le imprese

Questa collaborazione diretta con gli ITS porta numerosi vantaggi alle imprese, le quali acquisiscono personale competente a costi inferiori rispetto ad altre forme di ricerca del personale. Vediamo in sintesi quali benefici traggono dalle collaborazioni con gli Istituti Tecnici Superiori:

– l’impresa entra in contatto con il profilo ricercato durante la fase di formazione, orientando e allineando le competenze degli studenti alle proprie esigenze produttive, ottenendo del personale qualificato e dotato di competenze trasversali;
– si ha una riduzione dei costi diretti, di reclutamento e selezione e di corsi di formazione, e dei costi indiretti, dati da una lenta integrazione nella cultura d’impresa (che caratterizza la fase di transizione dallo studio al lavoro) o dalla perdita di opportunità di business quando mancano le competenze professionali richieste;
accesso al know-how delle scuole ITS e attivazione di progetti con la scuola fatti su misura delle proprie necessità aziendali.

Nei seguenti grafici possiamo vedere ad oggi cosa ha spinto le imprese ad attivare delle collaborazioni con gli Istituti Tecnici Superiori e quali vantaggi hanno ottenuto:

educazione steam its

 

vantaggi scuola tecnica

 

Vantaggi per gli studenti

Il primo beneficio che gli studenti iscritti agli ITS traggono è strettamente correlato al primo dei vantaggi delle stesse imprese: acquisire le competenze tecniche richieste dal mercato del lavoro, attraverso un’esperienza diretta in azienda.

Altrettanto importante è lo sviluppo di competenze trasversali, le cosiddette ‘soft skill’, ritenute oramai rilevanti tanto quanto le ‘hard skill’, come si può vedere nel grafico seguente:

perchè scuole tecniche

Assumersi le proprie responsabilità, rispettare le scadenze, sviluppare capacità organizzative e di problem solving: tutto ciò si ottiene solamente quando si entra nel mondo del lavoro. Ciò permette ai ragazzi iscritti agli ITS di ottenere un vantaggio competitivo rispetto ad altri neoassunti, in quanto le competenze acquisite gli permettono di meglio gestire gli errori, di proporre soluzioni a problemi reali e di operare in contesti multidisciplinari.

Inoltre questi ragazzi entrano prima nel mercato del lavoro, in quanto la durata del corso è inferiore a quella universitaria, con in più il bagaglio di conoscenze e abilità assimilate durante l’esperienza lavorativa dello stage. Il coinvolgimento diretto nelle attività produttive dell’azienda consente poi agli studenti di apprendere conoscenze procedurali e know-how da poter spendere anche in altre occupazioni.
Migliorano infine la capacità di autovalutazione e quella di individuare le giuste opportunità di carriera, maturando una scelta più consapevole.

ITS: perché sostenerne lo sviluppo

istituto tecnico iscrittiIl monitoraggio degli ITS realizzato con la ricerca Indire ha evidenziato una crescita nel numero di iscritti dal 2015, con risultati particolarmente positivi raggiunti dall’area Nuove tecnologie per il Made in Italy (valori elevati nel sotto-settore Sistema meccanica).

Le rilevazioni sull’anno 2018 hanno poi evidenziato le figure in ambito tecnico con più alto tasso di occupazione, tra cui troviamo il Tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici, ulteriore indicazione che il settore ha un’elevata richiesta.

Insomma, le ricerche Irso-Assolombarda e Indire affermano, dati alla mano, che gli ITS sono scuole in grado di offrire ottimi percorsi di formazione ed esperienze di stage, spendibili concretamente nel mondo del lavoro e per figure professionali sempre più richieste. Eppure il numero di iscritti rimane ancora basso.

Come specificano Attilio Oliva e Gian Felice Rocca in “Innovare l’istruzione tecnica secondaria e terziaria” (Fondazione Tre Elle e Fondazione Rocca, 2015): “Una delle ragioni […] è il persistere, nel nostro Paese, di una fuorviante gerarchia dei saperi tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica tipica della nostra tradizione filosofica: di conseguenza si è verificata una progressiva omologazione degli istituti tecnici ai licei, la cosiddetta “licealizzazione”. Questo ha portato (e porta) spesso i ragazzi e le famiglie a fare scelte quasi obbligate verso i licei e le università, anche quando bisogni, forme di intelligenza e interessi indicherebbero scelte differenti.

Oliva (Presidente Associazione Treellle) e Rocca (Presidente Assolombarda) sottolineano quindi le ragioni per cui è auspicabile un rilancio degli Istituti Tecnici, con cui ci troviamo decisamente d’accordo: “ci sono ragioni economiche, come innalzare complessivamente la qualità del capitale umano, formare quadri tecnici e tecnici superiori, elevare il tasso di cultura tecnico-scientifica. Ci sono anche ragioni politiche: il famoso Libro Bianco Cresson (Commissaria UE 1996) raccomandava la fine della contrapposizione tra cultura generale e formazione tecnico-professionale, nonché nuovi ponti tra scuola società e impresa […] Infine ci sono ragioni strettamente educative: una scuola di massa non può non tenere conto di forme di intelligenza multiple, punti di partenza e bisogni differenziati, diversità di talenti e aspirazioni”.

2018-07-04T09:47:11+00:00

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