Valeria Cagnina: passione, lavoro e robotica si intrecciano

17 anni, co-founder di un’azienda nel campo della robotica e uno stile educativo che rompe gli schemi canonici: ecco come descrivere in estrema sintesi chi è Valeria Cagnina. Nel nostro precedente articolo abbiamo già raccontato qualcosa in più sulla sua scuola di robotica, mentre questo post è dedicato completamente a lei, che ci ha raccontato idee, motivazioni e passioni in una breve intervista.

  • Partiamo con qualcosa su di te: hai iniziato molto presto a costruire e programmare robot, che cosa ti piace di queste attività?

Ho scoperto la robotica da piccola, quando ho visto per la prima volta una pianta digitale e da quel momento la mia passione è costantemente cresciuta. Mi piace il fatto che partendo da materiali semplici si possano costruire oggetti complessi come i robot, programmandoli e dicendogli cosa fare. E adesso si è aggiunta la voglia di trasmettere questa passione a bambini, ragazzi ma anche ad adulti, che tramite la robotica possono acquisire diverse competenze: non solo tecniche, ma anche di collaborazione con gli altri, di creatività e altre soft skill.

  • E come mai hai deciso di fondare una scuola sulla robotica?

Tutto è iniziato quando sono tornata da Boston, dove ho scoperto che si può imparare in maniera divertente, senza necessariamente stare dietro un banco di scuola. Un modello educativo che ho voluto portare qui in Italia.

Quando ho iniziato facevo semplici lezioni di robotica con pochi bambini, poi le richieste sono aumentate e così a 16 anni ho aperto la mia scuola di robotica. In breve tempo è diventato difficoltoso gestire tutto da sola, quindi ho lanciato una call 4 teacher e ho trovato una decina di insegnanti, ma soprattutto ho trovato Francesco Baldassarre, che è diventato mio socio e con cui ho aperto una vera e propria azienda.

 

  • Quali differenze hai percepito tra il modello americano e quello italiano?

Bè, le differenze sono molte, sia nell’approccio allo studio che al lavoro. Per esempio io ho lavorato al progetto Duckietown del dipartimento di robotica del MIT, dove studiavano delle macchine autonome in grado di muoversi da sole per una città. La cosa bella è che loro fanno cose complicatissime ma lo fanno divertendosi: la città di chiama Duckietown perché ci sono delle paperelle in giro per la città, e durante lo svolgimento delle lezioni in università gli insegnanti usano cravatte con le papere e spesso si sentono jingle cantati da bambini. Un’altra cosa bella è che all’MIT, a differenza delle classiche università italiane, chiunque, anche chi è esterno all’università può girare nei corridoi e guardare quello che succede nei laboratori, perchè le pareti sono vetrate. Stando tre mesi a Boston ho avuto l’opportunità di girare tra i vari dipartimenti, incontrare diverse persone, e mi si è aperto un mondo!

  • Un’esperienza decisamente interessante, che come dicevi ha impattato il tuo modello di educazione. Puoi raccontarmi una giornata tipo nella vostra scuola?

Diciamo subito che una giornata tipo da noi non esiste: ci sono delle giornate in cui teniamo corsi in aula, durante i quali gruppi di ragazzi dedicano una o due ore alla costruzione di robot, altre volte partecipiamo alle fiere, e in una stessa giornata vediamo anche più di 500 bambini. Teniamo poi attività di team building presso le aziende: andiamo in queste sale con 50 manager in giacca e cravatta e rivoluzioniamo il loro metodo di apprendimento destabilizzando un po’ la loro routine, in maniera positiva, cercando di trasmettergli qualcosa che possono applicare nella vita di tutti i giorni.

Svolgiamo anche molte attività con gli insegnanti nelle scuole, tenendo dei corsi in cui utilizziamo diversi strumenti che loro possono riutilizzare in classe. Un robot per esempio può essere utilizzato non soltanto durante le lezioni di scienze o tecnologia, ma anche nelle lezioni di italiano, storia o geografia.

  • Perché pensi sia importante che i bambini e le bambine imparino ad utilizzare questi strumenti tecnologici?

Perchè anche se sceglieranno di fare qualcosa non direttamente collegato alla tecnologia, e vorranno diventare per esempio archeologi o lavorare nel mondo della moda, in qualche modo la tecnologia farà comunque parte della loro vita. Vediamo già oggi come i robot, l’informatica e le varie tecnologie siano diventati una presenza pervasiva, e in futuro saranno in ogni casa e in ogni azienda. Per questo le persone dovranno saper usare questi strumenti, in modo da farne un uso attivo e non passivo.

  • Invece com’è la tua esperienza con le aziende e un pubblico di studenti decisamente più adulto?

Spesso di primo impatto troviamo un po’ di ostruzionismo, perché si trovano davanti a una 17enne e un 25enne che vengono per insegnargli qualcosa. Però dopo il nostro speech motivazionale e il racconto delle nostre storie si supera lo scoglio iniziale, le persone si mostrano ben disposte e si mettono in gioco. Gli facciamo togliere le scarpe e sedere in cerchio per terra, perché quello che facciamo con i bambini lo facciamo anche con gli adulti: pensiamo infatti che sia importante anche per un manager lavorare in maniera non convenzionale, uscire dagli schemi.

scuola robotica aziende

  • Mi racconti di un caso specifico con un’azienda?

In Allianz, gruppo sinistri in Italia, abbiamo costruito un robot artista in grado di disegnare. Abbiamo suddiviso i partecipanti in gruppi completamente eterogenei, con persone che venivano da campi diversi (ingegneri, risorse umane, marketing etc.).

Nella prima parte, più complessa perché si trattava di far funzionare il motore principale del robot, i gruppi hanno avuto qualche difficoltà, ma dopo aver sperimentato e provato con diversi tentativi sono tutti riusciti a costruire robot funzionanti.

  • Sempre più spesso si dice che i robot sostituiranno le persone nel lavoro, e non tutti hanno una buona opinione del rapporto tecnologia-lavoro: tu cosa ne pensi?

Penso che sicuramente i robot sostituiranno le persone in alcuni lavori, specialmente in quelli più ripetitivi e sempre uguali, caratterizzati da un basso uso di ragionamento. Ma questa deve essere vista come una cosa positiva, perché i robot lasceranno a noi umani soltanto i lavori più creativi, e ad alto uso di ragione, svolgendo i lavori più noiosi. Questa progressiva sostituzione non deve quindi essere vista in maniera negativa, perché formandosi per utilizzare i robot e le nuove tecnologie, magari divertendosi, permetterà di fare il lavoro che piace, senza aver paura che i robot ci rubino il lavoro.

  • Ultima domanda: progetti futuri?

Per quanto riguarda la nostra scuola abbiamo come idea quella di estenderla attraverso una rete di ambassador in giro per l’Italia e l’Europa. Cerchiamo persone che abbraccino la filosofia della nostra scuola e che vogliano replicarne il modello in altre realtà, perché il nostro obiettivo ultimo è quello di rivoluzionare il modo in cui bambini, ragazzi e adulti imparano. Pensando invece un po’ più a lungo termine ci piacerebbe creare una sezione di ricerca e sviluppo, così da creare direttamente le strumentazioni robotiche che utilizziamo nelle nostre attività.

 

2018-11-05T17:06:37+00:00

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